Che le Olimpiadi Milano Cortina non avessero mai promesso niente di buono, lo si era già capito da quando iniziarono le opere e si misero a sperperare i soldi. Nostri. Prima le opere incomplete, poi lo sperpero, poi i tentativi di infiltrazioni mafiose, poi i prezzi degli affitti lievitati in misura spropositata proprio per quei giorni. E ora. I morti. Pietro Zantonini aveva 55 anni. Originario di Brindisi, faceva il vigilante nel cantiere dello stadio del ghiaccio di Cortina d’Ampezzo. Una delle opere più importanti delle Olimpiadi invernali. Dietro le grandi opere infatti ci sono sempre i poveracci.
La notte dell’8 gennaio stava prestando il servizio notturno, all’aperto, quando si è sentito male. Ha fatto in tempo ad allertare i colleghi: “Aiuto non respiro più”. I colleghi hanno chiamato il 118, ma per lui non c’è stato niente da fare. Pietro Zantonini sarebbe morto per il freddo. Pietro Zantonini aveva un contratto a tempo determinato, della serie “abbiamo creato un milione di posti di lavoro!!!”, ti dicono parlando come se avessero ingoiato un pomo. E più e più volte aveva denunciato le condizioni in cui lavorava. Zero tutele. Condizioni ridotte allo stremo. Temperature troppo rigide. Troppo dura rimanere lì per ore al freddo, di notte, per sorvegliare un cazzo di stadio del ghiaccio. Lui aveva più volte denunciato e più volte si sarebbe lamentato per i turni prolungati e per la mancanza di adeguate tutele. Ma nei posti di lavoro, anche nella civilissima Italia, di cui tanto vi riempite la bocca, funziona così: se ti lamenti e se rompi il c***o non ti fanno più lavorare. I datori di lavoro preferiscono tanti yes man, lacchè, gente che non si lamenta mai, non denuncia mai, non pensa mai. Vogliono gente a cui puoi dire: rimani fuori al freddo a meno 15 gradi, per dieci ore. E stai zitto. Ti lamenti? Tranquillo. Troviamo qualche altro da sfruttare e trattare come bestia da soma. Così funziona nel civilissimo sistema italiano, nell’Italia che è una Repubblica fondata sul lavoro, funziona così. Che se parli non lavori più. E se rompi troppo le palle, ti faccio pure causa. Conclusione la gente non parla più. Non denuncia più. Tutti zitti e buoni. E i padroni continuano a sfruttare i lavoratori. Pietro ci aveva provato a denunciare, ma nessuno lo ha ascoltato. Meglio che la gente non sappia. Meglio mettere a tacere tutto. E il profitto continua sulle spalle e sulla pelle della povera gente.
Poi il bubbone però esplode, e mi auguro che i responsabili paghino per questo.
In Italia, nel 2026, non si può morire di freddo, lavorando.

sbetti


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