No. Non è umanamente comprensibile.
E no, non dobbiamo essere sempre presenti in casa. E fare le mogliettine deliziose e amorevoli.
Nei giorni scorsi ha fatto molto discutere la sentenza del Tribunale di Torino con cui tre giudici hanno definito la violenza perpetrata dal marito “umanamente comprensibile” data “l’amarezza per la dissoluzione della comunità domestica”.
Il caso è quella di Lucia Regna.
E la sentenza è un concentrato di una cultura patriarcale – sì patriarcale cazzo patriarcale – che ancora regna nelle nostre famiglie, nelle nostre relazioni, nei posti di lavoro, e perfino nelle aule di giustizia.
Ancora una volta sembra di essere tornati a quel Processo per Stupro. “Se fosse rimasta davanti al caminetto, se non l’avessero lasciata uscire, tutto questo non sarebbe successo”.
Lucia Regna, tre anni fa, è stata pestata dal suo compagno per sette interminabili minuti.
Era il 28 luglio 2022.
Lui le ha talmente sfondato il volto che glielo hanno dovuto ricostruire con 21 placche di titanio. L’altro giorno è andato in scena il processo e i giudici hanno condannato in primo grado l’ uomo per lesioni, ma lo hanno assolto invece dall’accusa di maltrattamenti.
Un sentenza che conferma che tanti magistrati hanno ancora parecchi e seri problemi nella stesura di provvedimenti giudiziari – ogni anno è sempre peggio – che siano il più possibile in un italiano corretto e che mirino a farsi capire senza sforare in agghiaccianti derive. Ma qui la deriva non è frutto dell’immaginazione. È proprio una roba oscena, pronunciata NON IN NOSTRO NOME.
C’è un passaggio della sentenza – sono andata a leggermela – che mi ha fatto raggelare il sangue. Chi ha scritto quella roba spero abbia così tanto fegato per guardarsi allo specchio.
Parlando del rapporto ormai logoro tra moglie e marito, il passaggio fa così: “le discussioni si protrassero per un certo tempo, l’imputato rimproverò alla moglie (e come dargli torto) di non aver avuto la sensibilità di parlargli a tu per tu”.
Quel “e come dargli torto” è di una mostruosità pazzesca.
I giudici sono giudici, non sono plotoni di opinionisti, o squadre di ultra, o commandi di legionari che devono aderire ai diktat del leader di partito e che commentano i fatti d’attualità sui social; dovrebbero essere imparziali e rappresentare la legge, se non riescono a farlo, cambino pure mestiere.
La donna, nonostante la vittima sia lei, è stata colpevolizzata per le sue scelte, per aver scritto al marito un messaggino su whatsapp sul fatto che non provasse più alcun sentimento per lui – ci sta, può accadere, accade che le coppie si amino trombino e poi si disinnamorino – e soprattutto udite udite è stata messa in croce per aver posto fine a un matrimonio “che durava da vent’anni”, per avere avuto un’altra relazione, e perché non era presente in casa.
Ma vaffanculo. Vaffanculo.
“La donna – scrivono – era poco presente in casa e usciva spesso”. E poi altro passaggio: “L’amarezza per la dissoluzione della comunità domestica era umanamente comprensibile; era pienamente legittimo, poi, che l’imputato rivendicasse il contributo da lui dato alla famiglia”.
La rabbia dell’uomo viene inquadrata e inserita all’interno di quella che viene definita la “logica delle relazioni umane”.
Eh no cari giudici. No. Questa non è la logica delle relazioni umani.
Questa è la logica dei malati di mente, di chi pensa ancora che la donna sia di proprietà dell’uomo, di chi crede di averne il possesso e se non ce l’ha, le mette le mani addosso.
Questa è la logica di una cultura patriarcale a cui le donne sono state abituate per anni, senza battere ciglio, senza alzare la voce, senza poter dire niente. Quando le donne hanno cominciato a svegliarsi – come dar loro torto? – e hanno iniziato a farsi valere e a prendersi le loro libertà sono cominciati i problemi.
Il sentimento di rabbia e di violenza non è umanamente comprensibile. Non è moralmente e nemmeno socialmente accettabile. E la violenza nelle relazioni umane non andrebbe normalizzata ma combattuta.
Quando le donne avranno ancora il coraggio di scendere in piazza e fare rumore, bruciare tutto, allora forse si potranno prevedere scenari diversi.
E quando lo faranno, come dar loro torto?
Ve la siete voluta.

sbetti


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