L’ufficio della polizia di frontiera italiana è uno splendido gabbiotto di due metri per due, al confine con la Slovenia. Benvenuti a Trieste, colabrodo della rotta balcanica. Siamo al valico internazionale di Rabuiese, nevralgico punto di passaggio con il confine orientale. Talmente nevralgico che la polizia che controlla auto, moto, camion, frontalieri, turisti e profughi, lavora dentro un container senza acqua né frigo. L’aria condizionata c’è, ma serve a raffreddare l’ambiente. I controlli vengono fatti fuori e gli agenti stanno impalati ore sotto il sole.

Oggi, primo luglio 2024, in attesa del maltempo, ci sono 29 gradi all’ombra. Ma fino a ieri ce n’erano 32, 33. L’umidità? Al 69%. 

Facciamo un passo indietro. Con la sospensione dell’accordo di Schengen, avvenuta a ottobre scorso, i controlli alle frontiere sono stati ripristinati in 9 Paesi europei. Tra questi c’è anche l’Italia. Solo che mentre la Croazia, proprio per consentire agli agenti di lavorare, ha ripristinato gli uffici mobili, con tanto di tettoie; l’Italia, come effettivamente previsto dall’accordo che prevedeva non ci fossero barriere, ha smantellato tutto, e conclusione ora la polizia lavora dentro i container.

I bagni? Chimici. “Puliscono – ci dice un poliziotto – ma puzzano per il caldo”. Tanto vale tenersela. Un uomo poi ha già più possibilità, ma una donna agente di polizia come fa? Un agente di media fa sei ore al giorno, più eventuali straordinari. 

Così, dicevamo, dopo la sospensione dell’accordo, il Sap, il sindacato autonomo di polizia, ha cominciato a mandare lettere e a fare richieste all’amministrazione della polizia di Stato, per dire: ragazzi scusate ma qua tra un po’ arriva il caldo, non è che riuscite a farci avere degli uffici consoni dove possiamo fare i controlli, con delle tettoie, con dei bagni – senza il bugigattolo dietro il gabbiotto – e magari anche un frigo per l’acqua? No. Ma vanne. “Non solo non è arrivato il frigo – ci dice Lorenzo Tamaro segretario provinciale del Sap Trieste – non è arrivata nemmeno l’acqua”. E a ottobre nemmeno i contaneir c’erano. “I container sono arrivati dopo un mese – dice una fonte a Libero – per un mese e mezzo i poliziotti erano in mezzo alla strada”. 

Dopo sei mesi, però, ora il caldo è arrivato e la situazione è insostenibile.“Sono mesi che chiediamo un’adeguata logistica per gli agenti impegnati nei controlli di frontiera – sbotta Tamaro – avevamo chiesto con largo anticipo e per tempo, che venisse predisposta una copertura per garantire una zona d’ombra nelle aree adibite ai controlli di frontiera. Abbiamo aspettato fiduciosi, abbiamo più volte sollecitato, ma a oggi, ancora, non è stato installato nulla! Queste cose non dovremmo nemmeno chiederle, dovrebbero essere di default. È veramente indecente”. 

Questo non è l’unico valico. Ce ne sono altri tre e sono Fernetti, Pesek e Basovizza. Oltre a controllare i veicoli, gli agenti devono stare attenti anche ai profughi. Anche se i numeri, c’è da dire, sono diminuiti: ad aprile 2024 la polizia di frontiera di Trieste ha rintracciato 158 persone, contro le 524 del 2023, a maggio di quest’anno 202 contro le 613 dell’anno scorso. Un terzo, insomma, dopo la sospensione di Schengen ma per “blindare” i confini – ci dicono – ci vorrebbero ancora più uomini”. Il carso triestino, infatti, è territorio permeabile, facilmente oltrepassabile da ogni posto. Basta addentrarsi nei boschi, per trovare gli accampamenti dei profughi. Qui si cambiano, mangiano, camminano per giorni e giorni, poi quando cala la notte, dal castello di san Servolo, scendono in Italia. “A margine di un G7 e a pochi giorni dell’arrivo del presidente della Repubblica e del Papa – sbotta Tamaro – sono stati messi in atto sforzi organizzativi di tutto rilievo, anche sotto il profilo economico. Gli agenti impegnati a contrastare l’immigrazione clandestina, invece, sono stati abbandonati sotto il sole e senza l’approvvigionamento di acqua. Siamo in piena estate! Queste condizioni in cui si trovano a operare i poliziotti sono disumane e inaccettabili. Chi ne ha responsabilità intervenga immediatamente”.

“Le cose non stanno proprio così – ci spiega il portavoce del questore, Antonio Grande – abbiamo chiesto e l’8 luglio arriveranno cinque gazebo. Un valico non ha problemi perché è una stazione ferroviaria. Negli altri 4 ci sono 8 moduli abitativi, con impianti di aria condizionata. Al valico Rabuiese c’è anche il camper condizionato, dove dovrebbe esserci anche un piccolo frigo. Stiamo facendo molto per garantire le condizioni di lavoro dei nostri agenti”.

Serenella Bettin

Pezzo uscito su Libero il 2 luglio


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