Impossibile fermarsi.
C’è stato un fatto oggi apparentemente insignificante che mi ha fatto riflettere.
Sangiovanni, giovane e noto cantante vicentino, all’anagrafe conosciuto come Giovanni Pietro Damian, ha annunciato nel suo canale Instagram che si ferma un attimo.
Scrive Sangiovanni: “”Grazie al festival ho capito che essere se stessi e dire la verità è importante, bisogna accettare quello che si è. Non riesco più a fingere che vada tutto bene e che sia felice di quello che sto facendo”. E poi continua: “Non sto mollando, credo tanto nella mia musica e in questo progetto ma allo stesso tempo non ho le energie fisiche e mentali in questo momento per portarlo avanti”.
Dio mio apriti Cielo. I soldatini addetti alla reception della macchina del fango hanno iniziato a muoversi e da lì quando il fango si muove la fatica poi sta nello spalarlo fuori.
La “notizia”, infatti, apparentemente senza significato ma mediaticamente colma piena di significati interpretati e interpretabili nel giro di breve dagli altri, è rimbalzata ovunque nei social media, nei social media dei media, nei media dei social media, nei video, nei tg, nei siti. Chiunque aveva già creato un’immagine di Sangiovanni con stampata la sua frase davanti.
E soprattutto chiunque si era sentito in diritto di commentare comodamente dal divano di casa una questione fisica mentale che fatica a comprendere anche Sangiovanni stesso.
(Dio mio che grandi che siete, quando ho qualche crisi esistenziale – e vi giuro che ne ho tante – vi chiamo perché mi risolvereste gran parte dei problemi).
Ma questa roba che se uno si ferma diventa un evento da gestire in un modo globale a livello sociale è una roba di una mostruosità assurda. Da malati mentali ve lo giuro.
Sangiovanni ha semplicemente detto nella sua cazz di pagina privata Instagram che si deve fermare per un po’. Ma viviamo in un mondo che ci vuole talmente così tanto performanti – io me ne fotto altamente – che ci vuole così tanto talmente attivi, reperibili, online, connessi, che la notizia che qualcuno si ferma per un attimo diventa una roba di una deformazione animalesca che uno si chiede chi ci sia mai dietro a qualcuno che decida di fermarsi per un po’. (E fermatevi per un po’! Smettetela di rompere il caz…).
In un mondo dove improvvisati opinionisti ci deliziano anche su cosa abbiano mangiato la sera prima, in un mondo che ci vuole sempre presenti nei social ma non nella vita, un artista che comunica uno stop di qualche giorno, mese, ora, anno chi lo sa – sono affari suoi – diventa la notizia del giorno tale per cui tutti si sentono in dovere di raccontare e in diritto di commentare e in diritto dovere di farci le loro sporche teorie e dietrologie e chissà che altro. E sarà depresso. E sarà che è andato in crisi. E sarà che non ha retto. E sarà che c’è rimasto male. Ma che ve frega? Che cazz ne sapete?
Nel 2024 dove la vita è vissuta solo attraverso un dannatissimo fottutissimo schermo, una causa fisiologica, una pura questione psico fisica, una questione così naturale come andare al cesso diventa una roba aliena.
Per quanto mi riguarda onore a Sangiovanni che ha avuto il coraggio e la libertà di anteporre la sua felicità alle aspettative degli altri. Non tutti lo fanno e continuano a stare in mezzo ai coglioni.
Ma lui ha fatto quello che dovrebbe fare ogni essere umano. Lavorare. Mangiare. Riposarsi. Fermarsi se si è stanchi. Riflettere, che di convinti ce ne sono tanti.
E soprattutto farsi i cazzi propri.
Non è difficile. Provateci anche voi.

sbetti


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