La Ragione – 9 settembre 2022

Quando aveva sette anni portava da bere ai trullari. I trullari sono i restauratori di trulli. Mosche bianche, personaggi rari, che ogni 200 anni riparano quei caratteristici coni bianchi tipici di Alberobello. Così ha iniziato la sua gavetta. Giuseppe Maffei, oggi 74 anni, è uno degli ultimi tre trullari rimasti. La sua bottega sta in via Duca d’Aosta in centro ad Alberobello, questo groviglio di vicoli tortuosi, scoscesi, ciechi. Un labirinto che sembra un paese fantastico.

Ci sono capitata per caso dentro la sua bottega mentre girovagavo una sera. Dentro balza all’occhio la riproduzione di un trullo scoperto che lascia intravedere come sono fatte queste costruzioni all’interno. Cisterna, focarile, basole, scarde: lui gli elementi del trullo li conosce tutti. Per anni ha insegnato nelle scuole “Architettura dei trulli”, tanto che nel 2010 per la “divulgazione della tecnica del trullo come attività didattica” è stato nominato cavaliere della Repubblica Italiana per il suo costante impegno nei confronti della città e dei suoi abitanti e per la passione che lo lega alla professione artigianale.

Artigianale appunto. “L’artigianato sta morendo – mi dice – il turismo è cambiato. E con questo turismo di massa quello che facevo prima non funziona più”. Lui, infatti, trullaro dall’età di sette anni, la gavetta l’ha fatta con gli zii portando da bere ai trullari più anziani. Poi passato lo scoglio di portare le bottiglie d’acqua, ha iniziato a portare le pietre, e dalle pietre ha iniziato a riparare i trulli. O meglio le chiancarelle, lastre in pietra calcarea tipiche della Puglia. Sono queste che si deteriorano ogni 200 anni. “Col freddo, col gelo, col sole, si rovinano e quindi hanno bisogno di essere restaurate”. Il lavoro del restauro dura dieci quindi anni. Poi Giuseppe si è messo a costruire trulli in miniatura. Erano gli anni 80. “Con l’arrivo del turismo ci siamo inventati questo prodotto. Ora però anche il turismo è cambiato, quello di massa non aiuta”. Oggi i clienti si accontentano dei souvenir prodotti in Cina – ebbene sì, esistono anche questi – a basso costo, compri due paghi uno, a discapito di quelli fatti a mano impastati con le mani di un artigiano.

E infatti. La sua bottega è un caleidoscopio di trulli. Uno ci entra dentro e ne esce ubriaco. Sono belli. Bellissimi. Coccoli. Raffigurano tutta l’arte e la passione instancabile che ha dentro quest’uomo. Ce ne sono di tutti i tipi. Grandi, piccoli, appesi, a coppie, singoli, decorati come presepi, presepetti. Ora la sua attività l’ha trasferita ai figli di 37 e 32 anni. In giro ci sono anche giovani che stanno costruendo nuovi trulli. Ma sono pochi. Saranno circa tre squadre da tre quattro operai. Sono perle rare che ancora mantengono la sapienza nelle mani di questo svogliato Paese.

Serenella Bettin

Agosto 2022 – Alberobello