Qui è un altro mondo. Ascoli Piceno

“Lei ha un numero di telefono?”. “Certo. 0736”.
No non è un cellulare.
Qui funziona ancora così.
Qui la gente c’ha i giardini aperti, le case anche. Qui la gente gioca ancora a pallone come testimonia la foto di Cristiana Mangani.
Pulendo i tetti della chiesa di Ascoli c’hanno trovato una caterva di palloni.
L’altra sera sono finita in mezzo alle colline ascolane a mangiare coniglio – io vegetariana – e a bagnarmi di dialetti marchigiani, cadenze mai dimenticate, percorsi scoscesi, sapori tipici; qui dove i paesi sembrano presepi, dove le case stanno incastonate sulle colline e la gente semplice ti apre le porte di casa come fossi di famiglia.
Lei c’ha il maglioncino a righe e i pantaloni larghi. Il grembiule. La classica donna che si dà da fare. Lei non mangia seduta a tavola con gli ospiti. Lei serve in tavola. Lei c’ha da fa’.
“Ma tu non magni?”. “No Serenè. Io tengo da fa’”.
Le pietanze devono arrivare belle calde. Subito cotte. A km 0. Poi lei ripassa. Ripercorre la tavolata e ti chiede se ne vuoi ancora. Ma nel mentre te lo chiede te l’ha già messo nel piatto.
“Eh daje piene natro occo’ – E dai prendine un altro po’. Che è sssuuu pochetto – che è sto pochetto”.
“La vo la panna? La vuoi la panna?”.
“No te so ditto che nun la vojo – No ti ho detto che non la voglio”. “Ma dai. Ma vanne. Ma mica se magna ppe fame quessa – Ma no dai. Ma va. Ma mica si mangia per fame questa”.
“Ah no? E che è? E dai piatela. E dai prendila”.
Lei è gentile. Cordiale. Buon’anima. È la donna che tra le sue occupazioni esclusive c’ha l’andamento di casa. La vedi la casa. Il focolare acceso. Le videocassette. La posta sopra il tavolo. Le medicine. Mica come noi che stiamo tutto il giorno fuori e quando rientriamo non troviamo nemmeno le saponette.
Quando lei ride, ride così di gusto che ti viene voglia di inondarti ancora di dialetti marchigiani, cadenze mai dimenticate, percorsi scoscesi, sapori tipici, qui dove i paesi sembrano presepi,!dove le case stanno incastonate sulle colline e la gente semplice ti apre la casa come fossi di famiglia. Lei è la donna che fa da mangiare per tutti. Nel senso che lo fa per davvero. Di lavoro fa la cuoca. E lo fa alla divina.
Mescola il coniglio come fosse un figlio da accudire. Poi lo condisce. Lo guarda. Lo divide. Lo isola. Lo separa. Lo adorna di pomodorini e basilico. Di olive nere e prezzemolo. Lo rimescola. Te lo mette nel piatto come il prete dà la comunione al cristiano. Poi prende l’insalata e ripassa un’altra volta. Tutto deve finire.
Ti versa la macedonia come fosse una pozione magica. Il caffè te lo prepara come lo vuoi. Poi ti chiede se ci vuoi lo zucchero o meno. Io abituata a berlo amaro. Sì lo zucchero ma non mescolare lascialo nel fondo. “Eh daje fa fa’ a essa”, le dice il compagno. “E dai. Fai a fare a lei”.
Lui c’ha la parlata folta. Densa. Spessa. Si vede che ama mangiare e godersi la vita. Di professione fa il vino. L’olio. L’aceto. Fa pure l’anisetta, il liquore tipico marchigiano che fa 45 gradi e quando l’ho bevuto mi stava andando di traverso tutto. “Te lu so ditto che dovei sta attEnta. Te l’avevo detto che dovevi stare attenta”.
Poi ci sta l’avvocato che ce l’ha su con la nazionale italiana. Che ha perso contro la Macedonia. Irriverente. Piccante.
Accanto ci sta quello con le sopracciglia folte. Sembrano binari del treno. Arriva qualcuno. Qualcuno alla porta. “Ah essulo. Va’ chi è rrivatu – ah eccolo guarda chi è arrivato”. E in un tripudio di festa si ricomincia il giro. “Sci magnatu? La vo’ la macedonia? Hai mangiato? La vuoi la macedonia?”. “Io la macedonia me la magno. Ssiii stupidi ha perso contro la Macedonia. Ma ieteve a fanculo. Io la macedonia me la mangio. Sti stupidi hanno perso contro la Macedonia. Andatevene a fanculo”.
“Zitti mo’ ve faccio ride. Zitti adesso vi faccio ridere. Santì te lu recordi Santì?”.
“No. Chi Madonna è Santì?”.
“Come chi Madonna è. Killu che c’avia lu fricu che abitava ecco sotto a nu”.
“Santì te lo ricordi Santì? No chi Madonna è Santì? Come chi è? È quello che c’aveva il bambino che abitava sotto a noi”.
Arriva la seconda pietanza. “Oh quessa è calla calla. Oh questa è calda calda”.
“Eh daje pìene un atro occo’”.
Mi guardo attorno. Sorrido. Rido.
Un altro mondo per davvero.

#sbetti

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...