Un buon anno un cazzo

Lo Stato brado. E buon anno un cazzo!

Allora c’è una cosa che non sono mai riuscita a capire. Mai. Ed è come ogni anno, quando inizia l’anno, gli insegnanti non ci stanno. Le cattedre sono vacanti. I posti sono scoperti. I professori non ci sono. Gli orari sono ridotti. Mancano i definitivi. Manca il corpo docenti. Mancano pure i libri di testo. Ogni anno non c’è una straminchia di anno in cui uno arriva a scuola ed esclama: “Ai posti di comando! Dirigente? Presente! Prima A? Presente. Prima B? Presente! Prima C? Presente! Insegnanti Prima A? Presenti! Insegnanti Prima B? Presenti! Insegnanti Prima C? Presenti!”. E così via per tutte le classi. “Coordinatori di plesso? Presenti!” E invece. Invece a inizio anno quando ricomincia l’anno non ci sta un cazzo di nessuno. Non ci stanno nemmeno gli alunni, dato che come accade nel mio comune la dirigente è costretta a far fare orario ridotto. Dalle 8 alle 12. Cioè capite? La fiera dell’ignoranza. Alleviamo ignoranti. Cioè uno comincia scuola e si trova che anziché fare sei ore, ne fa quattro, perché gli insegnanti non ci stanno e chissà quando arrivano. E così è sempre stato. Quando stavo al liceo gli insegnanti definitivi arrivavano a febbraio. Così uno intanto prendeva piede con uno. Mano. Chiamatelo come volete, passava le vacanze di Natale, faceva i compiti, studiava, si smazzava una cosa come trenta espressioni al giorno da fare tutto l’anno pure a Capodanno, per poi a febbraio conoscere il vero professore e sentirsi dire che tutto quello che aveva fatto poteva pure essere buttato nel cesso perché all’altro professore non piaceva come era stato spiegato.

Ricordo che un anno ero rappresentante di classe e ancora l’insegnante di matematica e fisica ad aprile non sapeva se era fissa o no. Un anno, ironia della sorte, andai pure al Gazzettino. “Valzer degli insegnanti al liceo”, titolò il giornale. Perché non era mica possibile sapete. No. Cioè non è possibile che uno inizi scuola a settembre e ancora dopo tre mesi non conosca i suoi insegnanti. Dovrebbero essere tutti schierati il primo giorno di scuola. Lì, pronti sulla porta. Ad attendere i bimbi. Perché alle elementari è la stessa cosa. Mia madre che fa l’insegnante e che è di ruolo, una delle poche miracolate in Italia, ancora mica sa se le colleghe che la affiancheranno si chiameranno Anastasia Genoveffa o Bruna. E così. Così classi scoperte. Classi pollaio. Classi smistate di qua e di là già dai primi giorni di scuola. Bambini sballottati. Studenti confusi. Docenti che non sanno dove andare. Cosa fare. A chi insegneranno. Perché mica è semplice insegnare. Cioè un bambino non è come una scatola di latta dove se ne hai davanti uno è uguale all’altro. E poi ancora orari ridotti perché non ci sono insegnanti. Gente che c’ha quarant’anni perennemente precaria. Docenti che insegnano da venti che devono rimettersi a studiare. Prove su prove. Scuole su scuole. Aggiornamenti su aggiornamenti. Quest’anno, alla faccia dell’ormai ex ministro Bussetti che doveva assumerne 58 mila, c’abbiamo pure quei 55 mila (di cui avevo scritto sul Giornale) e quelle venete già licenziate (di cui vi posto articolo qui sotto) che erano sì di ruolo, ma con riserva, cioè vuol dire che insegnavano sì, ma che “in virtù”, si dice così, di una sentenza del Consiglio di Stato, hanno visto i loro contratti stracciati ed essere ridotti a contratti a tempo determinato. Chapeau. Filotto. Sempre meglio. Poi ci stanno pure quelli che attendono il concorsone bis. Tris. Quater. Quelli che il concorsone invece l’hanno fatto ma che non si sa che fine faranno. Insomma un caos. In Veneto pensate mancano oltre 5 mila insegnanti. Per non parlare di tutti quelli di sostegno. Alla primaria ne mancano 858.

All’infanzia 58. Alle superiori 180. Alle medie 458. Cioè vuol dire che un bimbo che avrebbe diritto al sostegno e diritto di avere un insegnante abilitato, non ce l’avrà. Nel Paese civile dei civilizzati, non ce l’avrà. Idem poi la situazione dei pensionati. Un insegnante va in pensione e non viene rimpiazzato. Come a finire l’acqua fresca dentro al frigo e non rimetterci la bottiglia. La gente muore di sete. I bambini di sapere. Ci sono presidi che reggono tre quattro istituti. E fanno fatica a reggerne uno. Un preside verso Pordenone ne regge non so quanti. Siamo allo Stato brado. I precari in Veneto sono 9500. L’esercito dei precari.

E allora tempo fa passavo per una strada e ho visto questa immagine. “Iniziamo la scuola pregando”. Già pregando. Perché anche quest’anno cominciamo con un buon anno.

Già, un buon anno un cazzo!

#sbetti 📚📒📖🖍🔍✏️

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