Il porto di Porto San Giorgio

Oggi sono stata al Porto di Porto San Giorgio. Me ne stavo lì intenta a guardare, a pensare, a fotografare le barche quando passano due tipi e mi dicono: “se vuoi fare delle belle foto devi andare lì, lì laggiù in fondo; aspetti il sole che tramonta dietro la collina e vedrai che spettacolo”. E così. Così ho fatto. Lui era un uomo sulla cinquantina, c’aveva il codino ai capelli, magro, rinsecchito, indossava una canotta, una di quelle che ricordano gli anni Novanta alle feste del paese. L’altro invece era un ragazzo di colore e se ne stava in bicicletta come me. Allora ho preso, ho ingranato la marcia e sono andata giù dritta fino alla coda del Porto. Con i capelli al vento. E con il sale sulla pelle. Ho parcheggiato la bicicletta, mi sono accesa una sigaretta, mi sono seduta per terra. E ho guardato il sole tramontare.

E infatti. Un po’alla volta, giusta in tempo è sceso. Sempre più. Sempre di più. Scompariva lì dietro quella collina infuocata di rosso di giallo e di arancione che sembrava esplodere. Un panettone dorato era.

Poi accanto a me ci stava un tappeto di gabbiani in riunione. Che facevano conversazione.

E allora sapevo com’era questo Porto ma oggi ho visto la parte del porto vecchio. Quello fatto di barche arrugginite. Di bulloni scrostati. Di timoni pendenti. Di barche in riparazione. Di cantieri sempre aperti. Di panni stesi tra le fila di alcuni container.

Ed è bello questo posto. Bellissimo. È un posto che sa di mare. Che sa di sale. Che sa di barche parcheggiate. Di barche che fanno l’amore l’ una accanto all’altra. Che intrecciano gli alberi. Che spiegano le vele. Che svettano i tiranti. Un posto che sa del garrito dei gabbiani. Del silenzio degli oceani. Del frusciare del vento. Dei marinai che levano l’ancora. Dei pescatori che tirano le reti. E dell’acqua che sbatte flaccida sulle pareti della banchina.

E allora me ne sono rimasta lì. Ho fatto alcune foto. Mi sono fumata una sigaretta. Due. Tre. Ho ascoltato i discorsi dei gabbiani. Ho salutato i pescatori. E ho ringraziato quei due signori per avermi condotto in un posto che altrimenti rimaneva nascosto.

E così da questa terrazza, fumando una sigaretta, ve lo volevo raccontare.

#sbetti

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