Intervista a Fulvio Ervas “In una settimana per 13 ore al giorno ho ritrovato l’energia per scrivere questo libro”

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Un orecchino al lobo sinistro, una sciarpa scozzese e una voce delicata. Così si presenta Fulvio Ervas nella Sala ovale di Villa Farsetti la sera del 6 dicembre per presentare il suo libro: “Se ti abbraccio non aver paura”, libro che si discosta da quello che è il suo genere ma che ha comunque riscontrato notevole successo. Un “libro sull’intimità” così lui l’ha definito dove l’importante è riconoscere l’altro e che ha colpito un pubblico vivente l’autismo. Il romanzo infatti racconta la storia vera di un padre che imbraccia, in sella alla sua moto, il figlio autistico Andrea e insieme percorrono le strade dell’ America per ben 78 giorni. Un libro che descrive perfettamente la condizione dell’essere autistici, frutto di testimonianze e di vita vera che lo stesso Ervas ha vissuto con Andrea. “Egli è venuto a casa mia” racconta Fulvio, “metteva in disordine la stanza, faceva di tutto, toglieva tutti i ciuffi d’erba dal giardino. Avevo già avuto esperienza di ragazzi autistici e Franco mi ha raccontato la vita di Andrea 24 ore al giorno, ma ad un certo punto della storia ho perso l’energia, non riuscivo più a scrivere e così ho detto a Franco e alla mia casa editrice che non ce la facevo; un giorno poi è successa una cosa, sistemando una tapparella di mia figlia mi sono rotto un piede e son dovuto rimanere a casa da scuola una settimana intera, così su quel libro c’ho passato 13 ore al giorno e alla fine è uscito” Un’opera che parla anche del rapporto tra padri e figli, rapporto che sembra non esserci più o se c’è, vi è in forma lieve dato che i padri, anche a detta di Ervas sono sempre più assenti. Un libro che fa parlare e che ha unito, i protagonisti, l’autore e i lettori.

#sbetti

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