Da quando Papa Francesco è stato ricoverato al Policlinico Gemelli noto questo conto alla rovescia, per così dire insano e morboso, che attanaglia ora non solo i media di informazione, ma anche i social.
La sera che morì Giovanni Paolo II, io me la ricordo, purtroppo ero al pub con i miei amici.
Era sabato. Ed erano le 21.37.
Ricordo che sollevai un attimo lo sguardo ai maxi schermi che erano all’interno del locale e dalle immagini che scorrevano lentamente e soavi, capii che il Papa era morto.
All’epoca non c’erano i social sempre aggiornati. Non c’era whatsapp a cui ti potevi rivolgere per sapere. C’era solo la televisione che ti dava conto delle notizie dell’ultima ora. Così mi avvicinai un attimo allo schermo e ricordo che mi incazzai con i miei amici e con il gestore del locale, perché il rumore non mi permetteva di sentire quello che stavano dicendo. Le immagini scorrevano come in un film muto e io non potevo sentire niente.
Così da un Motorola che pareva un computer di bordo, mandai un messaggio a mia madre, uno di quei messaggi che ti davano la scritta “Inviato”, ma che non sapevi se e quando venissero letti. Uno di quei messaggi che a pensarci adesso, parevano quelli dei piccioni viaggiatori, di colombe viaggiatrici, che tra il becco tengono rotoli di pergamena arrotolati. Quando tornai a casa, non accesi nemmeno la televisione, perché guardarlo faceva troppo male. Accesi la radio, e mi barcamenai sulla testimonianza di una ragazza che stava male perché il Papa era morto. Erano giorni tristi quelli, quelli che comunque in qualche modo ti toccano, modificano il tuo sentire quotidiano.
Erano giorni in cui lacrima anche il mondo.
Erano momenti di riflessione, di ascolto, di lacrime celate, momenti in cui ciascuno decideva di condividere il momento con intimità e introspezione.
Anche all’epoca però, come ogni qual volta accade, le televisioni erano tutte collegate. E ci fu anche chi, fece dirette straordinarie di giorni, come se, scusatemi se lo dico, la cosa da non perdere era proprio l’evento che tutti avremmo voluto non sentire.
Ora, questa cosa è amplificata.
I social si sono erti a informatori dell’ultima ora. Tutti mandano qualche troupe sotto il Gemelli, perché non si può perdere neanche un minuto, i social sono pieni di foto, video, frasi, momenti ricordo, come se Papa Francesco se ne fosse già andato.
Io non concepisco questa bulimia del dolore, questa speculazione, questa fame insaziabile del tormento, questo modus operandi acchiappa click e acchiappalike.
Io capisco l’informazione, e comprendo questo aggiornamento costante sulle condizioni di salute del Papa, ma in cuor mio, quello che spero è che Papa Francesco si riprenda presto anche da questo momento e tormento, che esca da quell’ospedale e torni a dire l’Angelus in Piazza San Pietro.
Spero vivamente che scriva su X: “Sono tornato, eccomi qui”.
Non spero che ci sia la notizia in diretta.
Quando una persona sta male, quello che voglio sperare di raccontare, è che trionfi la vita.

sbetti


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