Non chiamatelo ennesimo femminicidio. Non è morta una femmina. È morta una donna. Una ragazza. Una giovane ventiduenne che avrebbe solo voluto vivere la sua vita. Avrebbe voluto viverla la vita. Bersela. Godersela a morsi. Strapparla con i denti. Difenderla con i pugni. Così. Come si fa quando hai 20 anni. E riempi i cassetti di sogni. Come si fa quando hai 20 anni. E non ti fai incatramare dalle abitudini. Dai pregiudizi. Dalla routine come fanno gli adulti ingessati nelle loro stupide convinzioni. Li lasci aperti quei cassetti. Li fai respirare. Dai loro aria. Li lucidi. Li riempi. Li svuoti. Li sfasci. Ogni giorno è un giorno nuovo per riempirlo e stravolgerlo quel cassetto. Sparpagliarne i sogni. I desideri. Dare forma a quello che vuoi fare. Quello che vuoi essere. Chi vuoi amare. Viaggiando. Navigando. Studiando. A quell’età pensi di poter cambiare il mondo. E magari ci riesci anche un po’ a cambiarlo. Ma stavolta l’epilogo è stato diverso.

Non chiamatelo ennesimo femminicidio. Non parlate ancora di ragazzi scomparsi. Non sono più scomparsi. Lei non è morta. Lei è stata uccisa. Non riempite le strade di drappi rossi. Di stendardi appesi ai palazzi comunali. Non riempite le piazze di scarpette e panchine rosse se poi ogni volta, ogni cazz di volta è sempre la stessa storia. La stessa ennesima tragica fatale storia. Lui che non accetta la separazione. Lui che non vuole che lei sia più brava. Lui che non vuole che lei esca con le amiche. Che lei si vesta in un certo modo. Che lei tenga sciolti i capelli. Nessuno può dirvi dove dovete andare. Cosa dovete fare. Come vi dovete vestire. Chi dovete essere.

Ed era bella Giulia. Bellissima. Era bella che nell’ incarnato del volto le ci vedevi il sole. La luna. Le stelle. In quegli occhi piccoli ma giganti che irradiavano bellezza e spontaneità e che parlavano da soli si disegnavano sorrisi, si nascondevano progetti passioni.

E non dite a Giulia come si sarebbe dovuta comportare. Non insegnate a Giulia a non andare all’ultimo appuntamento. Non ditele cosa avrebbe dovuto fare. Abbandonate quei culi dalle sedie. Il problema non è quello che avrebbe dovuto o non dovuto fare lei. Il problema è QUELLO CHE HA FATTO LUI. Quando l’altro giorno mi sono trovata a “seguire” questa storia, c’è stata una persona a me molto cara che mi ha detto: “Sere… però se fosse ancora viva, sarebbe andata a laurearsi non credi?”. In quel momento mi si è spalancato il vuoto sotto i piedi. Me lo sono vista quel vuoto spalancarsi di sotto come fosse un tunnel buio senza via d’uscita. Sì. Stupida io che non ci avevo pensato. Stupida me che penso sempre che in fondo dai, potrebbe essere ancora in vita. Stupidi noi ancora a fidarci delle bestialità dell’essere umano.

Giulia è stata uccisa. E non è un finale a sorpresa. Non è qualcosa che giunge inaspettato. Non è qualcosa che non si sapeva. Lo sapevamo. Lo sapevano tutti. Ogni volta piangiamo. Ci interroghiamo. Riflettiamo puntando i riflettori giusto un attimo, poi, poi quando passa l’onda tutto torna come prima. E se una donna viene ammazzata, è perché doveva prendere provvedimenti. Se una donna viene stuprata è perché se l’è cercata. Se una donna viene maltrattata è perché lei sicuramente avrà fatto qualcosa. Se una donna scopa è perché è troia. Se una donna viene molestata è perché era ubriaca. Prendi nota. C’è sempre una scusante per lui. C’è sempre un’aggravante per lei. Lui povero che era depresso e non accettava la rottura. Lei carnefice che doveva amore anche se amore non ne aveva. Ogni volta ci indigniamo. Scriviamo post mielosi su Facebook. Filippiche cattedratiche e poi. Poi torna tutto uguale. Perché sostanzialmente ce ne freghiamo dei problemi delle persone. Se una persona è violenta o gelosa. Il problema non è chi subisce. Il problema è chi è violento. Chi è geloso. Ora la Schlein – e scusate se metto insieme la politica – vuole introdurre la legge per la prevenzione nelle scuole. Non servirà a nulla. Dovete intervenire nelle famiglie sempre più slabbrate. Sempre più deboli. Sempre più incapaci di accettare che una donna possa studiare lavorare e fare figli. Dovete intervenire sulle pene che non sono mai abbastanza. Su quelle dovete intervenire. Sul carcere a vita. Ma a noi. A noi non insegnate a vivere in questo mondo di merda. Non ne abbiamo bisogno.

Ciao Giulia

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