Post scritto prima del ritrovamento di Giulia.
Quando ieri ho saputo che dietro casa si cercava un corpo, sono trasalita. E non è provincialismo. È che sapere che dietro casa tua cercano qualche cadavere o qualche vestito, indumento, qualcosa che possa tentare di ricostruire il tragico puzzle della vicenda di Giulia e Filippo è qualcosa che ti lascia perplesso. Per cui ti prende lo sconforto. In quei canali, quando di sera scende la nebbia e al mattino si alza il sereno, ci sei cresciuta. C’hai visto sorgere il sole. Brillare le stelle. Salire la luna. C’hai visto le montagne far l’amore con la pianura, quando è nitido e ti pare che se ti sporgi di un metro le tocchi con un dito. Ed è qualcosa che ti lascia un non so che di amaro in bocca. E sì che di casi di cronaca ne ho visti tanti, tantissimi. Ma ogni volta è come fosse la prima. E ogni volta questo è il metro per misurare quanto sei viva. Vera. Sincera. Il non abituarsi mai. Questo rende l’uomo umano. Non ci si abitua mai alla morte. Al dolore, alla sofferenza. Alla pazzia, ai raptus di follia. Non ci si abitua mai a vedere i teli stesi a terra, o un indizio, un reperto, una casa, una stanza, una borsa, un’ auto, un qualcosa che possa far pensare che quella persona non ci sia più. Ricordo ancora quando entrai dentro la casa di Isabella Noventa. Le pareti sanguinavano da sole. Parlavano da sé. I muri piangevano di dolore. Giulia Cecchettin e Filippo Turetta sono scomparsi da un paesino in provincia di Venezia sei giorni fa. Non sappiamo se sia l’ennesimo omicidio. Non sappiamo se lui l’abbia uccisa o se abbia tentato. Il video ora recuperato – nei casi di cronaca c’è sempre qualcosa che salva la giustizia – avrebbe determinato la svolta nelle indagini. Non sappiamo se lui non voleva che si laureasse. Se è così veramente. Se lui non sopportasse che la donna fosse superiore. Se lui fosse geloso. Se lui la tormentasse. Se lei avesse paura. Possiamo solo ricostruire. Ma commentare i fatti, prima ancora che accadano o prima di sapere come siano andate le cose veramente – veramente poi, mai niente è così veramente vero – come insegna Vittorio Feltri non ha molto senso. Di quella notte è apparso un video dello stabilimento Dior lì vicino, dove si vede Filippo aggredire Giulia e poi caricarla, sanguinante, sulla sua auto. Il filmato mostrerebbe Giulia ferita che cerca di fuggire, lui che la rincorre e la colpisce di nuovo con violenza facendola cadere, e poi la lascia lì, apparentemente esanime a terra, prima di caricarla in auto e fuggire. Lui ora ha un mandato di arresto europeo. Così. Quando ieri ho visto l’alveo del fiume setacciato dai carabinieri. Quando ho commentato con i colleghi la notizia. Mi sono detta che può capitare a chiunque. Può capitare a chiunque di infilarsi in una storia sbagliata. Restarci invischiati perché non si vede via d’uscita. Al primo segnale andatevene. Sempre.
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