Poi è bello il mondo della comunicazione sapete. Uno deve stare attivo e vispo su più fronti. Allora non è tanto che frequento il mondo delle tv, e ogni volta non vi nego che è un po’ come salire su quel palco di quando ballavo o su quel banco di quando studiavo. Solo che qui non hai una coreografia imparata a memoria, da scandire non appena batte il tempo e la musica vola. Qui non hai un manuale dell’università, a cui quest’anno mi ci sono pure reiscritta per la seconda laurea perché voglio fare una bella tesi sulla Libertà di Manifestare il Proprio Cazzo di Pensiero, ecco dicevo qui non hai un manuale da imparare e il professore ti chiede il paragrafo otto del capitolo secondo della sezione terza del terzo tomo del primo cazzo di volume. No. Qui è come entrare all’esterno del mondo, nell’occhio del ciclone, e avere ben chiara la cognizione di ogni singola cosa che stai per dire. Qui è come avere in fila parole che adoperi in base ai singoli fatti che succedono. In base agli avvenimenti che accadono. E sono tanti sapete. Tanti. Non fai in tempo a trattare la Tav che il giorno dopo un imprenditore si suicida. Non fai in tempo a seguire la legittima difesa che il giorno dopo qualcuno spara qualche stronzata. Non fai in tempo a seguire gli immigrati che subito ti trovi catapultato nella mafia del Nord. Non fai in tempo a parlare di foibe che parli con madri che non sanno a chi lasciare i bambini. E non fai in tempo a guardare gli occhi di qualche perseguitato dallo Stato che ti trovi a dover seguire una donna violentata o uccisa dal marito. E ogni volta ti ci devi immergere. Ogni volta devi studiare. Ogni volta ti devi documentare. Ogni volta devi entrarci completamente in quella storia, da non capire nemmeno più chi sei. Sapete quante volte mi è successo. E così ogni volta devi riflettere. Rubare. Ascoltare le parole di chi ha più anni di te. E poi parlare.

E allora qui è come avere dei principi base, dei valori, dei punti fissi che maturi col tempo, con l’esperienza nell’universo, dei punti di partenza da cui vuoi partire, che fai tuoi e costruisci un messaggio che vuoi trasmettere. Perché poi le notizie si accavallano, scappano, sfuggono, sgattalaiono, ti travolgono e ti devastano. Perché noi questo facciamo. Questo siamo. Dei messaggeri. Dei portatori di notizie. Degli ambasciatori di pace guerra amore odio e tradimento. Siamo quelli che quando scrivi devi augurarti che il giorno dopo a qualcuno vada di traverso il cappuccino perché allora saprai che avrai fatto bene il tuo lavoro.

E allora in questi pochi anni in cui indosso questo mestiere posso dire che parecchie volte mi sono scontrata per aver detto la mia. Per essere stata scomoda. Per non aver aderito alla linea di pensiero. Mi dicevano: “sei una giornalista non puoi esprimere quello che pensi, un giornalista deve essere imparziale”. Balle. Tante balle. Nel mondo comune sapete. Perché ho sempre pensato che un giornalista anche se imparziale può avere il suo punto di vista. La sua opinione. La sua anima che traspare dalla carta. L’imparzialità è un carta per pararsi il sedere, inventata da chi preferisce stare zitto perché è più comodo.

E allora quando mi leggerete, quando mi ascolterete, non troverete la Serenella che molti vorrebbero trovare. Quella che non ti crea problemi. Quella che non solleva questioni. Quella che non esprime opinioni. Non troverete quello che vorreste sentirvi dire. Troverete una Serenella scomoda. Che non vi piace. Che vi rompe le palle. E troverete una Serenella così politicamente scorretta che ahimè ve ne farete una ragione.

E da qui vi saluto.

Oggi qualche video.

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