La prefazione della mia tesi: il presidente dell’Ordine Giornalisti del Veneto

Sono nata il giorno della libertà di stampa, il 3 maggio e quando discussi la tesi mi presentai con un titolo: “Che colpa abbiamo noi: il confine tra il diritto di cronaca e quello di riservatezza”. Ho pensato che fare una tesi che riguardasse il mio lavoro, mi avrebbe consentito di entrare dentro la materia e diventarne parte.

Quello che vi propongo qui sotto è la prefazione alla mia tesi del presidente dell’Ordine dei Giornalisti del Veneto, Gianluca Amadori.

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“Il diritto di cronaca sta vivendo una fase particolarmente difficile in Italia a causa di interpretazioni strumentali della normativa sulla privacy, utilizzata sempre più spesso come un’arma per limitare indebitamente la diffusione di notizie, soprattutto quando riguardano persone importanti.

La preoccupante tendenza in atto, in pratica, è quella di “forzare” la normativa sulla privacy per proteggere quei soggetti che, al contrario, per giurisprudenza costante, godono necessariamente di minore protezione in quanto ricoprono ruoli di rilievo, e dunque i loro comportamenti hanno un notevole interesse pubblico.La difesa della libertà e autonomia dell’informazione passa, dunque, attraverso una corretta interpretazione del diritto alla riservatezza.

La legge sulla Privacy, a tal riguardo, è chiara e consente il più ampio margine di azione ai giornalisti, proprio per consentire loro il corretto esercizio del diritto-dovere di cronaca e di critica, che è anche diritto dei cittadini ad essere informati in maniera corretta e completa. Il diritto di cronaca è sempre prevalente se vi è un interesse pubblico della notizia, fermo restando il presupposto che l’informazione deve essere vera e verificata, scritta in maniera completa e pertinente.

I dati giudiziari sono pubblici, e dunque non vi è alcun motivo per il quale non debbano essere resi pubblici i nominativi delle persone coinvolte in inchieste, tanto più se sottoposte a provvedimenti cautelari. L’unica eccezione riguarda eventuali fatti di lieve entità, riguardanti persone non note, e dunque di nessun interesse pubblico.

Spetta ai giornalisti, in primo luogo, la difesa del diritto di cronaca e di critica, e con esso la libertà di informazione. Ma non solo. E’ tutta la società civile a doversi impegnare per garantire principi che stanno alla base di una società democratica: soltanto attraverso un’informazione libera e indipendente, infatti, è possibile che l’opinione pubblica si formi, e possa esercitare il controllo sull‘attività pubblica.

La giurisprudenza nazionale si è espressa più volte in questa direzione. Ma la difesa delle libertà di informazione ha il suo più strenuo difensore nei giudici della Corte europea dei diritti dell’uomo che, nel corso degli anni, ha sempre “difeso”  i giornalisti, mantenendo fermo l’indirizzo che indica come prioritaria la conoscenza di fatti di interesse pubblico, pur cercando di assicurare un bilanciamento con altri valori essenziali, in primis la presunzione d’innocenza e il diritto ad equo processo. La Corte ha ritenuto prevalente il diritto di cronaca anche nel caso di servizi giornalistici riguardanti notizie coperte da segreto.

L’elemento essenziale resta sempre l’interesse pubblico della notizia, come hanno ribadito sia la Corte di Cassazione, a livello nazionale, che la Corte europea dei diritti dell’uomo. Ma anche il modo in cui la notizia viene raccontata, senza esagerazioni o inutili spettacolarizzazioni. Su questo aspetto il mondo dell’informazione italiano deve sicuramente fare un esame di coscienza, avviando un serio dibattito per porre freno al sempre più dilagante fenomeno della spettacolarizzazione dell’informazione, nel cui ambito spesso è la curiosità morbosa a sostituirsi all’interesse pubblico come criterio di selezione delle notizie. Non tutte le notizie curiose e intriganti sono di interesse pubblico, tanto più se riguardano la vita privata di persone che non rivestono ruoli pubblici, o comunque di rilievo.

Soltanto comportandosi con grande senso di responsabilità, evitando di concentrarsi sul gossip senza importanza, sullo scandalismo fine a se stesso, sarà possibile difendere la “vera” libertà di informazione dai sempre più frequenti tentativi di chi vuole cercare di imbrigliare la voce dei giornalisti autonoma e indipendente dei giornalisti. La “battaglia” deve essere combattuta sui principi più alti del diritto di cronaca, lasciando da parte la pubblicazione di notizie pruriginose, di nessun interesse pubblico, riguardanti perfetti sconosciuti.

Su questo fronte il giornalismo italiano si gioca la faccia e la credibilità di fronte ad un’opinione pubblica sempre più matura e sensibile, che pretende di avere da un lato un’informazione senza censure, capace di raccontare anche i fatti più “spinosi” e delicati, ma al tempo stesso corretta, pacata e rispettosa delle persone di cui si occupa”. 

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