Un processo per un petto di pollo đźŤ—

Mi piace vivere nel Paese dei polli.
Questa mattina apro i giornali e apprendo dalla cronaca locale veneziana che il tribunale di Venezia si starebbe occupando di un caso riguardante il furto di un petto di pollo da parte di un romeno. La vicenda risale alla primavera del 2015, sette anni fa, quando l’imputato, un 37 enne di nazionalità romena, al supermercato rubò una confezione di pollo per il valore di tre euro. Pollo che nel frattempo in sette anni ovviamente è andato a male.
Ora stamattina, lì per lì, quando ho letto questa tragica notizia mi è venuto da sorridere.
Poi però ho provato un certo imbarazzo nel sapere che la giustizia italiana, con tutte le magagne che abbiamo in Italia appunto, impieghi tempo risorse e denaro per imbastire un processo riguardante un petto di pollo.
Non so manco se il pollo sia assunto come teste. Ma al di là dell’ironia, questa faccenda finita in cronaca paesana fa riflettere, perché denota l’andamento macchiettistico a tratti commediante dello Stato in cui viviamo.
La Procura aveva deciso infatti coscienziosamente di chiudere il caso, ma la difesa dell’imputato ha presentato opposizione. E si sa che la legge, fatta da chi nei tribunali non ci ha mai lavorato, va rispettata.
Allora mi chiedo, ma con tutti quei casi che meriterebbero essere conclusi o riaperti una volta per tutte. Con tutte quelle vittime che attendono giustizia. Con tutti quei delinquenti che abbiamo in giro e che fanno ben peggio che rubare un petto di pollo, con gli stupratori liberi, i delinquenti veri ai domiciliari, con i rom a cui il nostro Stato ha con benevolenza e magnitudine concesso la percezione del reddito dei poltronari, con i tribunali in carenza di personale, con le lungaggini delle cause e dei processi, con i processi che non sono mai equi ma più legali che giusti, con i palazzi di “Giustizia” dove chiunque può entrare e chiunque può uscire, con i corridoi pieni di faldoni sul pavimento, ecco la legge consente che si instauri un processo su un petto di pollo.
Che come è tristemente noto, ormai, conserva solo gli ossi.

Ah l’aggravante della violenza è aver strappato la placca anti taccheggio che nei polli non ho mai visto.

Dalla giustizia lagunare è tutto.

#sbetti