Mi sono cibata delle loro storie – Gračac – Croazia 🇭🇷

Sono entrata dentro le loro case.

E ho ascoltato le loro storie. Mi sono cibata delle loro parole. Non come quelli che predicano integrazione e tengono il culo bene al caldo. Con tutte le comodità del mondo. Senza sforzi. Parassiti. Mediocri. Inutili.

Amebe senza testa. Sterili.

Le cose per capirle bisogna vederle. Bisogna viverle. E ancora.

Ancora non si capisce abbastanza.

E allora quella che vedete qui sotto è l’entrata di una casa.

Dove queste popolazioni ci hanno accolto.

Siamo arrivati qui dopo un lungo viaggio. Uno di quelli a 180 all’ora quando la macchina sfreccia immersa nella landa di arbusti gialli verdi dorati arancioni marroni. Abbiamo corso per arrivare in tempo. Per arrivare giusti per pranzo. Ma per il pranzo delle 13 non ci siamo arrivati. Erano le quattro e mezza del pomeriggio. E loro ci hanno aspettato.

Hanno pranzato con noi. Anche la bimba che magari a sette anni c’aveva pure fame.

Siamo a Gračac, una località della Regione Zaratina. Arriviamo che il sole che sta scendendo. Fa quasi pure freddo. Quel primo freddo che ti penetra dentro e ti riempie di nostalgia dei vecchi inverni. Quando fuori fa freddo e alle cinque fa già buio.

Fuori si vedono le ragazzine sedute sopra a quei tavolini di pietra. Si scambiano confidenze. Ascoltano musica. Mangiano patatine. Stanno seduta a gambe incrociate sopra quei tavoli. Quando vedono che stiamo per scattare una foto, si mettono pure in posa. Qualcuna accenna a un simpatico saluto. “Are we nice?”, ci chiede una ragazza.

Per pranzo entriamo. Ci fanno accomodare. Sopra i tavoloni ci stanno i testi con dentro le cose ancora calde da mangiare. Carne. Maiale. Pollo. Verdure cotte. Verdure crude. Purè di fagioli. Le verdure sono stratosferiche. Mai mangiato verdure così buone. Hanno quel sapore intatto naturale genuino, che qui nemmeno se c’hai l’orto.

Poi. Poi alla fine caffè. Rigorosamente turco.

E allora con queste persone abbiamo parlato. Ci hanno raccontato.

E allora mi arrabbio. Mi arrabbio terribilmente tanto quando sento che la gente ci dà dei fascisti o dei razzisti. Mi arrabbio tremendamente tanto quando la gente predica integrazione e vive col culo posato senza fare il minimo sforzo. Giusto quel minimo necessario per fare giusto un po’ più del dovuto.

Ma non ci si formano i pensieri dietro a un computer stando a casa a twittare.

E a facebookare se non sapete nemmeno cosa ci sta al di là del mare. Il vostro mare perdio. Il vostro mare.

E allora poi alla fine. Alla fine ci siamo congedati. Il buio lentamente avanzava. Era ora di ripartire. Ci siamo rimessi in macchina. Diretti verso la prossima meta. E così continuando il viaggio.

#sbetti

Un commento

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...